Cerca nel blog

lunedì 5 settembre 2011

come si diventa belli?

La bellezza è un esercizio che ha origine nella nostra anima. Solo sviluppando la nostra personalità e il nostro carattere potremo infondere all’altro fiducia e sicurezza, potrai far emergere la tua bellezza e tutti se ne accorgeranno.

L’esercizio più importante per essere e apparire belli è conoscere le potenzialità della nostra anima, della nostra mente, e del nostro spirito.

Riappropriarsi degli strumenti adatti a far emergere la tua verità, la tua natura e la tua volontà è il dovere di chi vuole vivere nella bellezza, attraverso la conoscenza di se stessi, dei propri limiti e del proprio potenziale.

A chi serve?
A tutti. Se vuoi capire come star bene con il tuo corpo. Se vuoi comprendere i tuoi problemi sentimentali. Se stai cercando di cambiare lavoro. Se vuoi ascoltare la tua mente e il tuo cuore in maniera sincera. Se vuoi fare luce nel tuo spirito. Se vuoi conoscere i tuoi limiti. Se vuoi conoscere le tue potenzialità. Se stai cercando il tuo futuro. Se vuoi esprimere la tua bellezza.

Il percorso Estetica dell’Anima è rivolto a tutti ma necessità di un counselor professionista, che abbia maturato esperienza e che sappia mettere in atto i corretti metodi. È una disciplina che si apprende con un percorso studi di laurea specialistica e successive specializzazione. È in grado di individuare i limiti e le potenzialità da sviluppare e approfondire e di indirizzare là dove necessitano di ulteriori professionisti.

Come, quando, dove?
L’Estetica dell’Anima è un percorso individuale che si sviluppa attraverso dei colloqui, ciascuno di un’ora circa, da poter fruire sia a domicilio sia presso il centro convenzionato. Attraverso gli strumenti che acquisirai durante il percorso il lavoro e i colloqui continueranno anche a casa e nella propria sfera personale.

La bellezza è la tua personalità, il tuo carattere, la tua consapevolezza, la tua forza che emerge e appare.

Quando non curi la tua anima anche il tuo corpo apparirà nella bruttezza.

Contatti: esteticadellanima@gmail.com

La felicità ha bisogno degli altri

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale



e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.



Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.



Il mio dura tuttora, né più mi occorrono



le coincidenze, le prenotazioni,



le trappole, gli scorni di chi crede



che la realtà sia quella che si vede.









Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio



non già perché con quattr'occhi forse si vede di più.



Con te le ho scese perché sapevo che di noi due



le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,



erano le tue.




[da Satura – E. Montale]

Il sentimento umano della poesia

Gentile Ettore Serra



Poesia
è il mondo l’umanità



la
propria vita

fioriti dalla parolala limpida meraviglia

di un delirante fermento


Quando trovo


in questo mio silenzio

una parola

scavata è nella mia vita

come un abisso



Giuseppe Ungaretti

Per cosa siamo fatti?

"Fratelli miei, che attraverso centomila pericoli siete

arrivati a questo crepuscolo della vita .... non negate ai

nostri sensi quello che rimane da vedere, dietro al sole, nel mondo disabitato;

considerate la vostra origine: non siete nati per vivere come bruti, ma per

praticare la virtù e apprendere la scienza."







« "O frati," dissi, "che per cento milia



perigli siete giunti a l'occidente,



a questa tanto picciola vigilia



d'i nostri sensi ch'è del rimanente



non vogliate negar l'esperïenza,



di retro al sol, del mondo sanza gente.



Considerate la vostra semenza:



fatti non foste a viver come bruti,



ma per seguir virtute e canoscenza". »




Dante Alighieri canto 20 (Inferno).

dov'è l'anima?

Conoscersi è luce improvvisa.

Chi ti potrà conoscere là dove taci, o nelle parole con cui taci? Chi ti cerca nella vita che stai apparendo non sa di te che illusioni, pretesti in cui ti nascondi.

Ti ho conosciuto, improvvisa, di tenebra e luce, dove si rivela il fondo che sfugge al giorno e alla notte.

Ti ho visto, mi hai visto, ed ora, procedo senza errare, alla cieca, senza chiedere nulla a quella luce lenta in cui si riconoscono forme e si fanno conti e si crede di vedere chi tu sia, o mia invisibile.